Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi Bce nella riunione del 29 ottobre 2026 a Francoforte. Il tasso sui depositi resta al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. La decisione era ampiamente attesa dai mercati.

Perché la Bce si è fermata

Nel comunicato ufficiale la Bce spiega che i prezzi dell’energia hanno continuato ad aumentare, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Finora, però, l’inflazione di fondo è rimasta sostanzialmente stabile e le retribuzioni non hanno reagito in modo significativo. Allo stesso tempo le condizioni di finanziamento si sono inasprite rispetto alla riunione precedente, un fattore che secondo l’istituto peserà sia sui prezzi sia sull’attività economica.

In conferenza stampa la presidente Christine Lagarde ha riferito che il Consiglio ha discusso se un rialzo fosse appropriato, ma ha deciso all’unanimità di lasciare fermo il costo del denaro. A settembre l’inflazione dell’area dell’euro era salita al 3,8%.

I rialzi del 2026 e la riunione di dicembre

La pausa arriva dopo due aumenti di 25 punti base decisi quest’anno, in vigore dal 17 giugno e dal 16 settembre 2026, che hanno portato il tasso sui depositi dal 2,00% al 2,50%. Francoforte ribadisce di non impegnarsi in anticipo su un percorso preciso: le prossime scelte saranno prese riunione per riunione, sulla base dei dati. Secondo l’ANSA, dopo la decisione i mercati attribuivano una probabilità di circa l’80% a un rialzo al 2,75% nella riunione di dicembre.

Cosa significa per famiglie e imprese

Per chi ha un mutuo a tasso variabile o deve chiedere un finanziamento, il messaggio è che la porta a nuovi aumenti resta aperta: la Bce lega le prossime mosse all’andamento dello shock energetico e ai suoi effetti indiretti su prezzi e salari.

Lagarde lascerà a febbraio 2027

La riunione è stata segnata anche da un annuncio istituzionale: lo stesso 29 ottobre Lagarde ha comunicato al Consiglio direttivo e al presidente del Consiglio europeo, António Costa, che lascerà l’incarico il 7 febbraio 2027. Il successore sarà nominato dal Consiglio europeo secondo la procedura prevista dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Fonti: Banca centrale europea, ANSA, Il Sole 24 Ore