Lavorare in Spagna, per un cittadino italiano, non richiede visti né permessi di lavoro: basta la libera circolazione garantita dall'Unione europea. Ci sono però alcuni passaggi da non sbagliare, dal NIE all'iscrizione nel registro degli stranieri, fino al numero di Seguridad Social e alla lettura del contratto. Ecco cosa sapere prima di partire, con dati verificati sulle fonti ufficiali spagnole ed europee.

Libera circolazione: cosa vale per gli italiani

Da cittadino dell'UE si può entrare in Spagna, cercare lavoro e lavorare senza bisogno di un permesso di lavoro. Per i primi tre mesi di soggiorno, ricorda il portale La tua Europa della Commissione europea, non si è tenuti a chiedere alcun certificato che attesti il diritto di vivere nel Paese. Dopo tre mesi può essere richiesta l'iscrizione come residente presso le autorità competenti.

La stessa fonte ricorda due garanzie utili: il certificato deve essere rilasciato immediatamente e non può costare più della carta d'identità dei cittadini nazionali; chi non si iscrive rischia una sanzione, ma non può essere espulso per questa sola ragione.

Il NIE: il codice di identificazione degli stranieri

Il NIE (Número de Identidad de Extranjero) è il codice personale e unico assegnato agli stranieri. Secondo la scheda EURES sulle condizioni di vita e di lavoro in Spagna, qualsiasi straniero con interessi economici, professionali o sociali nel Paese deve averne uno: in pratica è il riferimento per le pratiche legate al lavoro e alla vita quotidiana nel Paese.

Chiederlo dall'Italia

Il NIE si può chiedere direttamente in Spagna oppure all'ufficio consolare spagnolo del luogo di residenza. Il Consolato generale di Spagna a Milano indica come documenti il modulo EX-15, il documento d'identità o passaporto, la prova della residenza nella circoscrizione consolare e il pagamento della tassa con il modello 790, codice 12: 9,84 euro in contanti. In media il NIE arriva in circa due settimane.

Un dettaglio importante: il NIE ottenuto tramite consolato serve per le pratiche con le amministrazioni spagnole, ma non vale come titolo di residenza e non la dimostra.

L'iscrizione nel Registro centrale degli stranieri

Chi si trasferisce per lavorare deve registrarsi. La scheda EURES spiega che dopo l'arrivo si hanno tre mesi per presentare domanda all'Oficina de Extranjeros o in un commissariato di polizia per l'iscrizione nel Registro Central de Extranjeros. L'ufficio rilascia un certificato di registrazione con il NIE.

Diverso è l'empadronamiento, l'iscrizione all'anagrafe del Comune (Ayuntamiento), che è una procedura separata: di solito si dimostra di vivere a un certo indirizzo con il contratto d'affitto o una bolletta di luce o acqua.

Seguridad Social e contributi

Chi lavora per la prima volta in Spagna deve ottenere il proprio numero di affiliazione alla Seguridad Social. Lo può chiedere direttamente oppure lasciare che se ne occupi l'azienda; agli uffici della Seguridad Social si presentano il modulo TA-1 e il documento d'identità. Con la tessera della Seguridad Social ci si rivolge poi al centro di salute, dove viene assegnato un medico e rilasciata la tessera sanitaria.

Le aliquote contributive del regime generale per il 2026 sono pubblicate dalla Seguridad Social. Le principali voci sono queste.

Voce (2026)A carico del lavoratoreA carico dell'azienda
Contingencias comunes4,70%23,60%
Disoccupazione, contratto a tempo indeterminato1,55%5,50%
Disoccupazione, contratto a tempo determinato1,60%6,70%
Formazione professionale0,10%0,60%
Meccanismo di equità intergenerazionale (MEI)0,15%0,75%
Fondo di garanzia salariale (FOGASA)—0,20%

In pratica, con un contratto a tempo indeterminato il lavoratore versa il 6,50% della base contributiva. A questo si aggiunge la ritenuta per l'imposta sul reddito (IRPF), che secondo EURES varia in base a situazione familiare, livello di stipendio, tipo di contratto e comunità autonoma; per i contratti temporanei inferiori a un anno la ritenuta minima indicata è del 2%.

Contratti, orario e salario minimo

Accanto al contratto a tempo indeterminato (indefinido), i contratti a tempo determinato, ricorda EURES, sono legati a esigenze produttive o alla sostituzione di un lavoratore, mentre il fijo discontinuo è usato per il lavoro stagionale. Il contratto può prevedere un periodo di prova, durante il quale entrambe le parti possono recedere senza preavviso né indennità. Alla fine di un contratto a termine, tranne quelli di sostituzione e formativi, spetta un'indennità di 12 giorni di retribuzione per anno di servizio.

  • Orario: massimo 40 ore settimanali in media, calcolate su base annua.
  • Ferie: almeno 30 giorni di calendario all'anno.
  • Festività: 14 all'anno, di cui due locali.
  • Salario minimo: per il 2026 il salario minimo interprofessionale (SMI) è di 1.221 euro lordi al mese su 14 mensilità, fissato dal Real Decreto 126/2026 del 18 febbraio. I contratti collettivi possono prevedere importi più alti.

Consiglio: prima di firmare, chiedete quale contratto collettivo (convenio colectivo) si applica alla vostra posizione. È lì, come ricorda EURES, che si fissano retribuzioni, ferie e condizioni del settore, e gli importi dei contratti collettivi prevalgono sui minimi di legge.

Dove cercare lavoro e quali settori

La conoscenza dello spagnolo, sottolinea EURES, è essenziale per lavorare in Spagna. Oltre alla rete EURES, i canali principali sono il servizio pubblico statale per l'impiego (SEPE) e i servizi per l'impiego delle comunità autonome: per iscriversi bisogna avere più di 16 anni, un documento d'identità valido e un indirizzo in Spagna. Esistono poi le agenzie per il lavoro temporaneo, riconoscibili dalla sigla ETT, e naturalmente gli annunci online e le sezioni «Trabaja para nosotros» dei siti aziendali.

Tra i settori, il turismo ha un peso enorme: secondo EURES nel 2024 ha generato il 12,6% del PIL spagnolo, con un'attività in gran parte stagionale che nella Spagna continentale va da Pasqua a settembre-ottobre, mentre alle Canarie la stagione è più lunga. L'agricoltura pesa meno (2,5% del PIL nel 2024) ma resta forte in Andalusia, Murcia, Comunità Valenciana ed Estremadura.

Domande frequenti

Serve un permesso di lavoro per lavorare in Spagna?

No. I cittadini dell'UE lavorano in Spagna senza permesso di lavoro. Per soggiorni oltre tre mesi bisogna però iscriversi nel Registro Central de Extranjeros e ottenere il certificato con il NIE.

Il NIE si può chiedere prima di partire?

Sì, all'ufficio consolare spagnolo competente per la propria residenza in Italia, con il modulo EX-15 e una tassa di 9,84 euro. Il NIE consolare però non prova la residenza in Spagna.

Quanto si versa alla Seguridad Social?

Nel 2026, con un contratto a tempo indeterminato, la quota a carico del lavoratore è del 6,50% della base contributiva (4,70% contingencias comunes, 1,55% disoccupazione, 0,10% formazione, 0,15% MEI).

Qual è il salario minimo in Spagna nel 2026?

1.221 euro lordi al mese su 14 mensilità, secondo il Real Decreto 126/2026. I contratti collettivi di settore possono fissare minimi più alti.